Un Grazie a

e a tutti quelli che ci aiutano e sostengono la nostra attività
 
Gli ospiti della Cascina Gatti: la struttura di Sesto San Giovanni deve cambiare destinazione

È forse l’unica volta in cui l’esito di un tampone, «leggermente positivo», arrivato l’altro ieri, risulti (quasi) provvidenziale. Perché sospende il trasferimento di Paolo (nome di fantasia), disabile medio-grave di Sesto San Giovanni ricoverato per Covid all’Ospedale Bassini di Cinisello, in un centro in provincia di Pavia, lontano dai suoi luoghi affettivi. Paolo, che ha compiuto 60 anni l’11 marzo, ha passato tutta la vita a Sesto. Con mamma, papà e una sorella fino ai 20 anni. Poi alla comunità Parpaglione, insieme a don Virginio Colmegna, il fondatore della Casa della Carità, nei primi anni Ottanta e, ancora, dal 1986 a Cascina Gatti. Oggi, però, a meno di uno stop, il piano comunale prevede che, appena guarito, salga su un’ambulanza con destinazione Pavia. Lui non lo sa, aspetta di tornare nella sua camera, in quella che considera casa.

Don Virginio ColmegnaPaolo si esprime a fatica, chi lo segue dice che ci vuole un buon allenamento per capirlo, ha capacità cognitive compromesse, ridotte, ma il suo letto, la sua stanza, i suoi «compagni di viaggio», sono certezze. Perché spostarlo? Dal primo aprile, con un bando comunale vinto dalla cooperativa sociale bolognese Dolce, la cascina ha cambiato destinazione d’uso: da comunità socio-sanitaria a comunità alloggio disabili. Struttura quindi incompatibile per ospiti con bisogni speciali.

'); }

L’assessore ai Servizi Sociali di Sesto, Roberta Pizzochera, spiega che «degli otto ospiti di Cascina Gatti, due hanno superato i 65 anni e uno, Paolo, come si evince dalla cartella clinica, è una persona con un forte deterioramento cognitivo e fisico. Per loro, più fragili, le soluzioni, indicate anche dalla regione, sono Rsa e Rsd, gli altri invece possono restare». Strutture comunque non a Sesto. «Non ci sono posti, è già una fortuna riuscire a trovare in Lombardia, ci è capitato di dover inviare persone ad Alessandria», replica l’assessore, «quando si potrà, accompagneremo la madre a trovare il figlio». La madre di Paolo, anziana e in cura oncologica, e la sorella, che abita in Sicilia, informate a cosa quasi fatta non ci stanno. «Non è il modo, gli spostamenti andrebbero condivisi», dicono. Anche don Colmegna, che è sempre rimasto in contatto con la famiglia, si fa sentire: «È una modalità allucinante, un uomo non è un pacco postale», dichiara, «la disumanità di questa storia mi riempie di tristezza, voglio credere si possa ancora fare qualcosa».

Di Paolo si sta ora occupando il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di Ledha. I legali, dopo aver cercato senza successo di parlare con il Comune, hanno inviato messaggi di posta certificata. Nessuna risposta. «Chiediamo di rimettere la persona al centro, di studiare insieme all’ente pubblico un percorso su misura per Paolo», dicono gli avvocati, citando l’articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite che sancisce il diritto della persona disabile a scegliere il proprio luogo di residenza. È la posizione anche di Davide Motto, responsabile Area disabili della Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, l’ente che per anni ha gestito Cascina Gatti e che non ha preso parte al bando per mancanza di forze, la gara univa in un unico lotto la comunità alloggio e la gestione di tre centri diurni. «Non dovremmo essere più coinvolti, in teoria siamo fuori, ma l’Ats ci ha appena scritto chiedendoci di prendere parte al trasferimento di Paolo. Non è una gara, c’è un essere umano, ci mettiamo a disposizione, chiedendo però un progetto individuale». Da Ledha, un’ulteriore precisazione, «il Comune sostiene che la Regione obblighi a spostare gli ospiti over 65 nelle Rsa. Non è così, sono previste deroghe e piani individuali. Vigileremo per tutelare anche gli altri ospiti di Cascina Gatti».

10 aprile 2021 | 11:09

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Corriere della Sera (Milano)

 

Meteo

meteosatMeteosat in tempo reale - fotogrammi ogni 15 minuti -

Terremoti