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imageRoma, 7 mag. (Adnkronos)- Gli italiani temono più l'uomo che la natura. Il 41% dei nostri concittadini, infatti, considera frane e alluvioni una minaccia ma ben il 67% ha paura dell'inquinamento e degli incidenti stradali, temuti più delle calamità naturali e la cui responsabilità è attribuita soprattutto al fattore umano. A rilevarlo è un'indagine sulla percezione dei rischi commissionata dall'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr alla Doxa. Sondare la percezione dei rischi di eventi calamitosi tra gli italiani per impostare migliori strategie di sensibilizzazione e informazione è l'obiettivo dell'indagine che, nell'ambito della Convenzione finanziata dal Dipartimento della protezione civile, l'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irpi-Cnr) ha commissionato alla Doxa. Dalle analisi delle risposte fornite, tra gennaio e febbraio 2013, da un campione di 3.126 persone, emerge come gli italiani mettano al primo posto tra i rischi percepiti quello derivante dall'inquinamento ambientale (il 67% si sente molto o abbastanza esposto); seguono quelli da incidenti stradali (55%), sismico (45%), da alluvioni (24%), frane (17%) ed eruzione vulcanica (12%). La percezione varia da Regione a Regione. Alla domanda "lei pensa di essere molto, abbastanza, poco o per niente esposto ad uno dei seguenti rischi", l'esposizione al rischio sismico è percepita come molto o abbastanza elevata in Campania (66%), Marche (65%), Emilia-Romagna (64%), Sicilia (63%), Calabria e Abruzzo (61%). La percezione di rischio molto elevato è notevolmente cresciuta rispetto al 2012 in Emilia (30%, con un aumento del 19%), Calabria (33%, +6%) e Abruzzo (26%, +15%), presumibilmente a seguito degli ultimi eventi occorsi. Specularmente, le Regioni dove l'esposizione molto elevata è ritenuta minore sono Trentino-Alto Adige (2%), Lombardia (3%) e Sardegna (4%). Il rischio frana, invece, sottolinea l'indagine del Cnr commissionata alla Doxa, è considerato molto o abbastanza elevato soprattutto in Valle d'Aosta (56%), Calabria (42%), Campania (27%) e Liguria (24%), con una percezione di rischio molto elevato aumentata in Valle d'Aosta (39%, +33%), Calabria (16%, +2%), Marche (11%, +8%), e Sardegna (10%, +6%). L'esposizione al rischio da alluvione è percepita molto o abbastanza elevata in Liguria (49%), Calabria (46%) e Valle d'Aosta (44%), con aumenti significativi per quella di rischio molto elevato in Calabria (18%, +7%) e Sardegna (14%, +7%). Per quanto riguarda il rischio di eruzione vulcanica, infine, l'esposizione è percepita molto o abbastanza elevata soprattutto nelle due Regioni dove sono presenti vulcani attivi, ovvero in Campania (51%) e in Sicilia (30%). Il 41% degli italiani "ritiene che frane o alluvioni possano minacciare la sua incolumità": maggiormente in Liguria (66%), Calabria (63%), Campania (54%), Valle d'Aosta (48%) e Veneto (46%), mentre la percentuale minore è degli abitanti della Lombardia (29%). In particolare, si sentono più minacciate le donne (42%) rispetto agli uomini (40%), e i giovani fino a 34 anni (45%) rispetto ai 35-54enni (42%) e agli over 54 (37%). L'indagine del Cnr, inoltre, evidenzia le cause che, secondo gli italiani, provocano frane e alluvioni: cattiva gestione del territorio per il 28% del campione, abusivismo edilizio (25%), abbandono del territorio (16%), cambiamenti climatici (16%) e caratteristiche geomorfologiche del territorio (9%). Anche questa domanda registra variazioni significative regionali: i cambiamenti climatici sono considerati la prima causa in Trentino-Alto Adige (45%) e Valle d'Aosta (30%), l'abusivismo edilizio è in cima alle risposte dei cittadini di Puglia (38%), Sicilia (33%), Campania (28%) e Calabria (26%). "Se è importante conoscere dove avvengono gli eventi calamitosi e i livelli di rischio reali, è importante anche capire la percezione che la popolazione ha di tali rischi, per dare strumenti di conoscenza e consapevolezza attraverso una corretta e adeguata informazione" afferma Fausto Guzzetti, direttore dell'Irpi-Cnr. "L'analisi -aggiunge Guzzetti- indica che tale percezione è elevata e in crescita, ma non sempre in funzione del rischio reale, quanto piuttosto della sua comunicazione mediatica". "Utile" per il Cnr confrontare infine le risposte sulla percezione del rischio con i dati forniti dal catalogo storico degli eventi geo-idrologici di oltre un millennio, realizzato da Dipartimento della protezione civile e Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr. Le informazioni riguardano 1.676 frane avvenute fra l'843 e il 2012, che hanno causato oltre 17.500 tra morti, feriti e dispersi in almeno 1.450 località, e 1.346 inondazioni verificatesi fra il 589 e il 2012, con più di 42.000 vittime e 1.040 località. Fra il 1960 e il 2012, periodo per il quale il catalogo è sostanzialmente completo, tutte le 20 regioni italiane hanno subito eventi fatali: 541 inondazioni in 451 località di 388 Comuni che hanno causato 1.760 vittime (762 morti, 67 dispersi, 931 feriti), e 812 frane in 747 località di 536 Comuni con 5.368 vittime (3.413 morti compresi i 1.917 dell'evento del Vajont del 1963, 14 dispersi, 1.941 feriti).

Fonte: Adnkronos

 

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